Cosa sta succedendo al campo dell’Olimpico?

Mercoledì sera si è giocata AEK-Olympiakos, terminata 1-1, e una parte delle dichiarazioni nel dopogara dei due allenatori si è concentrata su un fattore. «Potevamo fare qualcosa di meglio nel palleggio, ma è un campo che non ti permette di giocare a calcio. […] Penalizza entrambe le squadre» le parole di Massimo Carrera, mentre Pedro Martins è stato anche meno diplomatico: «Questo terreno di gioco sembrava una pista di pattinaggio, i giocatori scivolavano spesso ed era molto pericoloso. Nella ripresa abbiamo avuto occasioni, migliorando il nostro gioco, ma in generale è stata una brutta partita a causa del campo».

Il grande indiziato è il terreno dello Stadio Olimpico di Atene, il quale si trova da qualche mese in condizioni a dir poco disastrose e qui vi tracciamo una breve cronistoria degli eventi.

La prima volta con le toppe

La situazione del campo dell’Olimpico era da mani nei capelli già nel momento in cui si sarebbero dovuta disputare la finale di Coppa il 30 agosto tra AEK e Olympiakos, poi rinviata a causa della positività al virus di Maxi Lovera. Nell’allenamento dell’Olympiakos nello stadio, il capo ufficio stampa della squadra del Pireo Nikos Gavalas ha registrato un video denunciando le condizioni del campo due giorni prima della finale, il 28 agosto.

Come potrete notare, il terreno è secco e rattoppato all’altezza delle due porte.

La finale si è giocata il 12 settembre al Panthessaliko di Volos. E l’Olimpico? Chiuso da fine agosto per permettere la rizollatura del terreno di gioco.
La grande fortuna di AEK e Panathinaikos è quella di non aver avuto l’emergenza dello stadio per le prime due giornate di campionato. I gialloneri hanno saltato la prima giornata contro l’Olympiakos (per giocare la finale di Coppa, match recuperato ieri) e nella seconda partita ha giocato in trasferta ad Agrinio, contro il Panetolikos; i verdi hanno debuttato in trasferta a Tripoli, contro l’Asteras, mentre hanno saltato la seconda giornata contro l’Apollon Smyrnis.

Ιl nuovo terreno di gioco viene presentato giovedì 24 settembre, pronto per la partita AEK-Lamia della domenica seguente. Secondo gazzetta.gr il procedimento è stato fatto da «una delle migliori aziende, in tempi rapidi». Come vedremo, è l’inizio della fine.

La seconda volta, per risolvere l’errore

Basta solo ascoltare le prime parole di Brendan Rodgers, tecnico del Leicester, al termine della partita contro l’AEK dello scorso 29 ottobre:

«Ιl campo era davvero, davvero brutto. Forse non si è visto in televisione, ma era davvero dissestato e non favoriva il buon gioco». Parole dello scorso 29 ottobre, un mese dopo la prima rizollatura.

Secondo l’Ora ton Spor, il grande problema del primo cambio del manto erboso è che il 23% della parte inferiore era costituito da sabbia, mentre i parametri mondiali prevedono un 85-95%. Il 76% era composto da materiale argilloso: il terreno di gioco avrebbe potuto causare molto facilmente infortuni muscolari, ad ogni scivolata si sollevavano intere zolle e con la pioggia si rischiava la totale distruzione del campo. Inoltre, per un errore dal punto di vista chimico, l’erba non era in grado di sviluppare le radici e quindi col minimo contatto si staccava.

Dopo la partita Panathinaikos-Atromitos dello scorso 7 novembre, l’Olimpico subisce un altro cambio di look, ossia una nuova rizollatura. Approfittando della pausa nazionali (Grecia-Slovenia del 18 novembre e AEK-Larissa del 22 novembre si sono giocate a Rizoupoli), gli incontri “trasferiti” non sono stati tanti per AEK e Panathinaikos, che si sono divise i costi della rizollatura.

La terza volta in mezzo ai piccioni

Il portiere del Panetolikos Christopher Knett tra i piccioni durante la partita contro il Panathinaikos (INTime Sports)

Con questo terzo manto erboso, le scene viste sfiorano il tragicomico. La partita Panathinaikos-Panetolikos, terminata 2-1 per gli ateniesi il 29 novembre, è stata seguita da centinaia di spettatori nonostante fosse giocata a porte chiuse. Niente tifosi, ma piccioni: la semina del nuovo terreno ha attirato un intero stormo che ha assistito all’incontro a pochissimi metri dalle azioni di gioco. E questo fatto era già avvenuto contro l’Aris il 4 ottobre ma in maniera meno invadente.

Già dal 12 dicembre il Panathinaikos aveva evitato l’Olimpico per la partita contro il Pas Giannina, traslocando al Leoforos, a causa dei «problemi al manto erboso dello Stadio Olimpico». Cosa che è stata constatata nella sfida di mercoledì tra AEK e Olympiakos: pochi giorni prima ad Atene aveva piovuto per tante ore, ma il campo non ha affatto tenuto con tanti giocatori che scivolavano e il pallone che rimbalzava in maniera bizzarra.

Nella giornata di ieri il C.d.A. dell’OAKA – che comprende anche altre strutture tra cui il palazzetto di basket e le piscine – ha emesso questo comunicato:

Riguardo l’inaccettabile situazione del terreno di gioco dello stadio centrale, il C.d.A. dell’OAKA precisa nuovamente i seguenti punti:
1. Nell’ambito degli accordi di concessione per l’uso dell’OAKA che hanno firmato per anni Panathinaikos e AEK, le due società sono esclusivamente responsabili della semina, della cura e della situazione generale del campo.
2. Purtroppo, come si vede dai risultati, le scelte sbagliate hanno portato a un degrado duraturo e senza precedenti del migliore impianto calcistico del Paese, senza alcuna responsabilità della dirigenza e dei membri dell’OAKA.
3. Inoltre, questa situazione danneggia economicamente l’OAKA, a causa dell’annullamento di partite come la finale di Coppa e di due partite della Nazionale.
4. Segnaliamo che i problemi del terreno di gioco, escludendo il fatto della pubblicità negativa al migliore impianto olimpico del Paese, mettono in ombra il duro lavoro che il viceministero dello Sport con la dirigenza dell’OAKA stanno svolgendo per la prima volta dai Giochi Olimpici del 2004.
5. Il C.d.A. dell’OAKA, prima dello svolgimento dell’incontro AEK-Olympiakos e più precisamente il giorno precedente (martedì, ndr), notando le dimensioni del problema, ha deciso di comune accordo con le società Panathinaikos e AEK di prendere immediatamente delle misure in modo da:
• proteggere la salute degli atleti;
fermare l’ingiusta denigrazione dell’OAKA per atti di terzi;
riparare i danni finanziari causati da questa situazione inaccettabile e prevenire altri problemi economici.

Così, lo Stadio Olimpico è stato chiuso di nuovo. Dopo l’ufficialità del trasloco temporaneo del Panathinaikos al Leoforos e dell’AEK che si sposta a Rizoupoli per la partita contro il Volos di lunedì prossimo, già nella serata di ieri sono circolate le fotografie dall’inizio dei lavori di rizollatura.


L’obiettivo è il 18 gennaio, quando l’AEK affronterà l’Atromitos.
Sperando che sia la volta buona.

P.S. Il 6 gennaio l’AEK dovrà affrontare in casa il Panetolikos, ma nello stesso giorno l’Apollon Smyrnis dovrà ospitare al Rizoupoli il Panathinaikos.
Quindi i gialloneri dovranno trovare un altro campo oppure la partita sarà rinviata.

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AEK e Panathinaikos vogliono scappare dal problematico Stadio Olimpico

2017-09-25
L’Olimpico di Atene

Ovviamente non vogliamo sparare a zero sul più grande impianto sportivo della Grecia. Però sta diventando oggettivamente un problema sul groppone per AEK Panathinaikos. Grava economicamente sul budget, i suoi 69.618 posti a sedere rendono questo impianto una cattedrale nel deserto e poi non è un vero stadio per giocare a calcio: la pista di atletica penalizza la vista ed è molto freddo come ambiente.

Analizzeremo quindi come le due big ateniesi vogliono sbarazzarsi dell’Olimpico già dalla Super League 1 2020-2021.

SE L’AGIA SOFIA NON È PRONTO IN TEMPO, L’AEK PUNTA SU UN AFFIDABILE SUPPLENTE

Dopo la demolizione del vecchio stadio di Nea Filadelfeia nel 2003, l’AEK ha avuto diverse “case”. Nella stagione 2003-2004 ha giocato al Leoforos (stadio del Panathinaikos) in Champions, mentre in campionato ha girovagato in giro per l’AtticaNea Smyrni (Panionios), Nea Liossia (Akratitos), Leoforos e, appunto, Stadio Olimpico.

Nell’ultimo impianto i gialloneri hanno vissuto tutte le gioie, vedi campionato nel 2018, e dolori – la terza divisione – degli ultimi tre lustri. Però a tutti non è mai andato giù il fatto di giocare là: tifosi, giocatori e il patron Melissanidis che, in occasione della festa di Natale dell’AEK nel 2016, si è lasciato scappare queste parole non proprio in clima natalizio:

E dovrei anche dire che in tutti questi anni l’AEK sta giocando in trasferta. Questo stadio (l’Olimpico, ndr) non è il campo dell’AEK, è come… Dachau! Uno stadio troppo freddo per la nostra gente, uno stadio che non è fatto per il calcio.

Le numerose ammende per un’area troppo grande per essere gestita e anche il costo dell’affitto hanno portato il club giallonero a cercare un altro tetto. La costruzione del nuovo stadio sulle ceneri dello storico Nikos Goumas Nea Filadelfeia, anche con il rallentamento dovuto a questo periodo e alla burocrazia greca, molto probabilmente non si concluderà ad agosto, in vista della prossima stagione.

Quindi la soluzione più logica sarebbe quella di abbandonare dopo 16 anni l’Olimpico e spostarsi a Rizoupoli, lo stadio dell’Apollon Smyrnis.

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Il punto arancione è l’Agia Sofia, il verde è Rizoupoli, mentre il blu a destra è l’Olimpico

Come vedete sulla mappa, è un’operazione di riavvicinamento allo storico quartiere dell’AEK ad Atene, dato che Rizoupoli si trova a nemmeno 1 km in linea d’aria dal nuovo Agia Sofia. Basti pensare che la consegna del trofeo del campionato del 2018 è avvenuta proprio a Rizoupoli, data la vicinanza nei confronti di Nea Filadelfeia.

Lo stadio Georgios Kamaras (nome ufficiale di Rizoupoli) è perfetto per diventare il supplente dell’Agia Sofia:

1) ha un’area facilmente controllabile se avvengono incidenti tra tifoserie;
2) ha un costo di affitto irrisorio rispetto all’Olimpico;
3) molto probabilmente, vista l’area ristretta, meno ammende dalla Super League 1;
4) è un impianto esclusivamente calcistico;
5) capienza di quasi 15.000 spettatori, quindi si riempie facilmente;
6) non ha la pista di atletica, quindi la visibilità è ottima.

La polisportiva Apollon Smyrnis è la proprietaria di questo stadio e il suo presidente, Panagiotis Katavelossi è già reso disponibile ad ospitare i gialloneri:

L’AEK ravviverà lo stadio di Rizoupoli, sarebbe un’ottima opportunità. Ospiteremo l’AEK con grande piacere. Abbiamo il dovere di farlo, perché non dobbiamo dimenticarci che nel passato l’AEK ha ospitato la nostra squadra nel vecchio “Nikos Goumas” in occasione del nostro debutto assoluto in Europa contro l’Olimpia Lubiana (8 agosto 1995, preliminare di Coppa UEFA, vittoria per 1-0 con rete di Bledar Kola, ndr).

SUPERLEAGUE / ÁÅÊ - ÂÏËÏÓ (ÖÙÔÏÃÑÁÖÉÁ: ×ÑÇÓÔÏÓ ÌÐÏÍÇÓ / EUROKINISSI)
Foto tratta da ΑΕΚ 3-2 Volos dello scorso 20 ottobre, partita giocata a Rizoupoli per il rifacimento del manto erboso dell’Olimpico

E si tratterebbe anche di un talismano per l’AEK. Infatti, in questo stadio non perde da trent’anni (1989-1990): 27 partite giocate, 22 vittorie (tra cui due con l’Olympiakos padrone di casa nelle stagioni 2002-2003 e 2003-2004) e 5 pareggi.

Volendo trovare il pelo nell’uovo, Rizoupoli difficilmente potrà ottenere l’omologazione della UEFA, quindi l’AEK dovrebbe nuovamente traslocare all’Olimpico per le partite in Europa. Rispetto a tutti i punti positivi che abbiamo elencato, questo è solo un dettaglio.

PANATHINAIKOS, RITORNO AL PASSATO?

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Lo storico Leoforos

Avevamo parlato dell’annosa avventura del Trifylli per costruire uno stadio in questo articolo, per cui non ci dilungheremo come nel caso dell’AEK. Tuttavia, abbiamo delle importanti novità per la prossima stagione.

La faida tra il presidente della sezione calcistica Giannis Alafouzos con il presidente della polisportiva Dimitris Giannakopoulos ha portato il Panathinaikos lontano dalla storica casa del Leoforos nell’estate del 2018. Sono passati quasi due anni, molta acqua è passata sotto i ponti, i rapporti sono migliorati tra i due fronti e… il ritorno al Leoforos è dietro l’angolo!

Data l’inattività della struttura, serviranno circa 800.000 euro per un ammodernamento dell’impianto ma questo, apparentemente, non sembra essere un ostacolo. Un approdo al Leoforos è visto di buon occhio dal tecnico Giorgos Donis – che si è più volte lamentato dell’ambiente freddo e del terreno di gioco dell’Olimpico – e anche dai giocatori, i quali hanno bisogno di sentire vicina una tifoseria tradizionalmente calda.

Sulla testa del Panathinaikos pende ancora la mannaia della UEFA, poiché il ban europeo è ancora attivo, con Alafouzos che sta cercando di trovare una mediazione per far giocare in Europa la sua squadra. Nel caso venisse ritirata la punizione, i verdi dovrebbero giocare all’Olimpico le partite europee perché, come avverrà anche con Rizoupoli per l’AEK, difficilmente otterrebbe l’omologazione dalla stessa UEFA.

Un accordo di massima tra Alafouzos Giannakopoulos ci sarebbe anche, solo che la situazione attuale ha rinviato l’incontro decisivo per riportare il Panathinaikos a casa.

Sempre nell’attesa di costruire un nuovo stadio, vedi Votanikos

 

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Storie: AEK, sei campione!

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La vittoria di un campionato è il coronamento di una stagione disputata in maniera (quasi) perfetta, un evento da incorniciare. Da incorniciare nella storia, almeno per quanto riguardo i Kitrinomavri, che vincono la Super League ed alzano il trofeo al cielo dopo 24 anni. Ma ripercorriamo l’ultimo ventennio dell’AEK, passando anche per il fallimento e la conseguente retrocessione del 2013.

La conferma della vittoria del campionato è arrivata, oltre che sul campo con la vittoria casalinga per 2-0 sul Levadiakos, anche dalla Corte d’Arbitrato: si conferma la vittoria a tavolino (0:3) assegnata all’AEK in occasione della partita PAOK-AEK, interrotta al 90′ a causa dell’invasione di campo del presidente bianconero Savvidis con una pistola.

Dal 1992 al fallimento.

Nell’anno del (pen)ultimo scudetto dell’AEK, la presidenza del club era passata a Dimitris Melissanidis (armatore e magnate del petrolio) che, assieme a Giannis Karras, avevano rilevato la maggior parte delle quote della società. Nel 1995, dopo una stagione mediocre, nuovi volti si accingevano a prendere le redini dell’AEK: si trattava di Michalis Trochanas, affiancato dalla ENIC Group (compagnia britannica di comunicazione mediatica). I cambi societari non erano finiti, e infatti 4 anni più tardi, nel 1999, la società olandese televisiva NETMED prese il controllo di tutta le quote. Con l’inizio del nuovo millennio, le stagioni altalenanti della squadra continuavano a ripetersi, cosicché l’ex calciatore dei gialloneri, Demis Nikolaidis, fu incaricato di creare un piano di riorganizzazione e di consolidazione economica, e insieme ad altri investitori rilevò il pacchetto delle azioni societarie. Inizialmente il piano sembrò funzionare, ma il club precipitava soprattutto in termini economici: nel giugno 2012 la FIFA estrometteva la società dalle competizioni europee e la puniva con una multa di €150.000. Il club si vedeva costretto a vendere i primi calciatori per ripagare la multa. L’allora presidente del club, Andreas Dimitrelos, dichiarò che i debiti ammontavano a €35.000.000, di cui €23.000.000 verso lo stato. Il club fallisce (e retrocede) per la prima volta nella sua storia, e si vede costretto a ripartire dalla Football League 2 (Gamma Ethniki). Venduti tutti i calciatori ed ingaggiati soltanto ragazzi provenienti dalla primavera, la batosta finale all’immagine della squadra lo diede Giorgios Katidis: il 16 marzo, durante una delle ultime partite di campionato, dopo aver segnato il gol del 2-1 al Veria, si tolse la maglietta esibendo il saluto nazista verso gli spalti. Fu bandito a vita dalla Nazionale, sospeso per 5 gare di campionato e una multa di €50.000.

Durante l’estate del 2013, Melissanidis, dopo che il club fosse fallito, acquisì tutte le quote e la società, pagando “soltanto” €3.000.000 dei €35.000.000, che si erano disciolti assieme alla vecchia società.

Il cammino europeo 2017/2018.

L’ultima volta succedeva nell’estate del 1992, quando il 7 giugno ai gialloneri bastò il pareggio esterno per 2-2 contro il PAOK per essere coronati campioni di Grecia. Al tempo, in squadra c’era un certo Vasilis Dimitriadis, punta centrale, che vinse il premio come miglior capocannoniere, mettendo a segno 28 reti. Occupa la settima posizione nella classifica all time dei capocannonieri della squadra, con 84 marcature. Fu anche la stagione in cui la squadra riuscì  a qualificarsi per i sedicesimi di finale della Coppa UEFA (oggi Europa League), ma venne eliminata nel doppio confronto contro la Juventus.

Le analogie con la stagione corrente potete riscontrarle sin da subito: oltre la vittoria del campionato, il cammino europeo dell’AEK si è infranto ai sedicesimi, come 24 anni fa, con l’unica variante che questa volta gli avversari sono stati gli ucraini della Dinamo Kiev.

Per iniziare a descrivere la fantastica stagione degli Enosis, iniziamo con un flashback di estivo, quando nei sorteggi dei turni preliminari di Champions League, l’AEK pesca i russi del CSKA Mosca: avversari ostici, sempre tra le prime 3 classificate in patria e con un’esperienza europea ormai rafforzata. I pronostici dei bookmakers rispettano il risultato delle due sfide: all’andata, ad Atene, i russi si impongono per 2-0 e a ritorno basta una vittoria di misura dei moscoviti per 1-0 per accedere al turno preliminare successivo della Champions League.

“Retrocessi” ai turni eliminatori di Europa League, i gialloneri incontrano i belga del Club Brugge, limitandosi ad ottenere uno 0-0 in trasferta in Belgio per poi archiviare la pratica all’OAKA, vincendo con un sonoro 3-0. Ebbene sì, si torna in Europa dopo quasi 7 anni. La gioia degli addetti ai lavori si affievolisce quando, all’urna di Nyon, l’AEK è sorteggiata nel girone D, insieme a Milan, Rijeka e Austria Wien. I giganti italiani, reduci da un calciomercato estivo da sogno, sono l’avversario più difficile; ma Rijeka e Austria Vienna sono alla pari dei Kitrinomavri, quindi ci sarà da lottare fino all’ultima partita per ottenere la qualificazione. Sulle 6 partite del girone, l’AEK colleziona una sola vittoria, ottenuta contro il Rijeka, e ben 5 pareggi. I soli 8 punti permettono alla squadra di Amarousio di passare il girone da secondi in classifica, dietro al Milan primo, con 11 punti. La sfida dei sedicesimi di finale sarà contro la Dynamo Kiev, e sarà la squadra ucraina ad accedere agli ottavi di finale, grazie al pareggio esterno d’andata (1-1) e quello interno (0-0). L’AEK tuttavia, anche secondo il mister Manolo Jiménez, ha disputato due ottime partite, mancando di lucidità sotto porta con le numerose occasioni create ma non sfruttate; quella di Shojaei nella partita di andata è la più eclatante.

A proposito di Manolo Jiménez…

Manolo Jiménez.

Ex difensore, 44 anni, bandiera del Siviglia attraverso 14 stagioni e 354 partite disputate con la maglia dei Sevillistas, convocato anche con la Nazionale spagnola maggiore per ben 15 volte. Carriera da calciatore pregevole, ma le gioie più grandi le sta ottenendo da allenatore: con l’Al-Rayyan ha vinto il campionato del Qatar, con il Real Saragozza ha disputato 2 ottime stagioni, e con l’AEK… beh, parte tutto dalla vittoria della Kypello Elladas l’anno scorso, per poi raggiungere l’apice con la vittoria del campionato questa stagione (aspettando la finale di coppa il 12 maggio). La sua vastissima esperienza da calciatore e una certa intelligenza tattica gli hanno permesso di modellare il suo modulo preferito, il 4231, ad una squadra dal potenziale offensivo letale. Contando che la squadra, questa stagione, ha totalizzato un totale di 46 gol segnati, ben 35 di questi sono stati realizzati da attaccanti. Abbiamo visto Araujo e Livaja rinati, Lazaros che è esploso, Bakasetas che forse meriterebbe qualche chances in più da titolare. Il discorso cambia se scendiamo al centrocampo, soprattutto se si parla di capitan Mantalos e di Johannson: entrambi hanno subito una rottura del legamento del crociato ad ottobre, rientrando in campo soltanto per gli ultimi minuti della scorsa gara contro il Levadiakos. Nonstante questi 2 pesanti infortuni, che avrebbero potuto alleggerire il turn-over anche in Europa, l’AEK ha trionfato, giocando davvero un bel calcio.

L’importanza di questo campionato segna anche la fine del dominio dell’Olympiacos, che dovrà “accontentarsi” di rimanere a quota 7 scudetti consecutivi. Per la nuova stagione, l’AEK disputerà le partite casalinghe nel nuovo stadio Agia Sophia, costruito nello stesso posto dove una volta c’era il Nikos Goumas.

La redazione de Il Calcio Greco si complimenta con l’AEK, vincitore della Super League 2017/2018.